Input generico, risultato generico. Se un output non ti convince, quasi sempre mancava uno di quattro pezzi. Eccoli, con gli esempi.
Vale su qualsiasi AI. Tieni a mente questo e il 90% dei problemi sparisce.
Chi sei, a chi parli, qual è la situazione. Il pezzo più saltato e il più importante: nel 2026 il contesto conta più del ruolo.
Uno solo, preciso. Cosa deve fare esattamente questo testo.
Cosa vuoi ricevere e in che formato: una caption, 10 hook, uno script da leggere ad alta voce.
Cosa NON deve fare. Il pezzo che tutti dimenticano: niente parole gonfiate, niente lineette, niente entusiasmo finto.
"Scrivi una bio per Instagram."
→"Sono una psicologa specializzata in ansia. Parlo a donne 30-45 con attacchi di panico. Tono caldo ma diretto. Scrivimi 5 bio da max 150 caratteri con CTA al link in bio. Niente frasi generiche tipo 'ti aiuto a crescere'."
Per cose veloci: una bio, 10 hook, una caption. Contesto minimo + task chiara + formato.
Per task complessi: piano, analisi, script. Tutti e quattro i pezzi, Paletti inclusi.
Il più potente. Invece di una risposta, chiedi all'AI di farti domande prima. Le sue domande rivelano cosa mancava.
Prima di rispondere, le sue domande ti dicono cosa mancava nel brief — e l'output cambia di livello.
Prima di rispondere, fammi 5 domande per raccogliere tutto quello che ti serve. [dopo che hai risposto:] Cosa c'è di debole in questo output? Riscrivilo. Oppure: dammi 3 versioni diverse e dimmi pro e contro di ciascuna.
Bio, hook, caption, script: nella libreria trovi i template da riempire. E il sistema completo è nel Corso Unlike AI.
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